Andor è finalmente tornato con la sua seconda e conclusiva stagione. Stavolta, lo showrunner Tony Gilroy ha scelto di distribuire tre episodi a settimana, ciascuno pensato per comporre archi narrativi ben definiti, che rendono il setting della serie ancora più interessante e avvincente. I primi episodi si intitolano “Un anno dopo”, “Sagrona Teema” e “Il raccolto”, e sono diretti da Ariel Kleiman, regista australiano vincitore del premio cinematografico al Sundance Film Festival per il film Partisan (2015). Questo primo arco della seconda stagione di Andor è ambientato un anno dopo gli eventi della prima.
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Il primo arco narrativo della seconda stagione di Andor segue quattro storyline dedicate ai principali protagonisti della serie. La prima vede Cassian impegnato in una missione per rubare un prototipo di TIE Avenger da una struttura imperiale, missione che subirà un ritardo quando scoprirà di non essersi addestrato per pilotare quel tipo di nave. La seconda segue Brasso, Bix e Wilmon, amici di Cassian, rifugiarsi sul pianeta agricolo Mina Rau, dove cercano di ricostruirsi una vita lavorando come meccanici. La terza linea narrativa esplora i preparativi e il matrimonio di Leida, figlia di Mon Mothma. La quarta racconta Dedra Meero che riceve un nuovo incarico segreto dal Direttore Krennic e affronta Eedy, la madre di Cyril, con la quale ha intrapreso una relazione.
Anche stavolta Tony Gilroy non ha deluso, costruendo una storia ancora più avvincente rispetto alla prima stagione. Attraverso i protagonisti, è riuscito a trasmettere le loro ansie, le loro paure e i loro complessi, in un contesto sempre più teso per la nascente Ribellione.

Sul fronte musicale, Andor rompe con la tradizione sonora di Star Wars e introduce uno stile del tutto nuovo. La classica orchestrazione cinematografica lascia spazio a composizioni realizzate da Brandon Roberts con strumenti fuori dagli schemi della musica sinfonica convenzionale. Il risultato è una colonna sonora che non solo si adatta perfettamente al tono spy/thriller della serie, ma che riesce a coinvolgere lo spettatore anche al di là delle immagini, rendendo la musica un elemento narrativo autonomo e potente.
La fotografia della seconda stagione di Andor è uno degli aspetti più riusciti della serie. Le inquadrature sono degne di un prodotto d’autore. Lo stile di Tony Gilroy esalta l’estetica, mentre la regia di Ariel Kleiman ha contribuito a perfezionare ogni dettaglio, con quei pochi ma efficaci piani sequenza che hanno permesso di poter entrare nella scena. Dalle panoramiche mozzafiato dei campi di grano di Mina-Rau all’architettura orientaleggiante di Chandrila, passando dall’hangar del TIE Avenger alla sequenza della serata disco al matrimonio. Se c’è un elemento che mancava in Star Wars, è senza dubbio l’impegno a creare ambienti e estetiche così ricercate, come quelle che abbiamo potuto apprezzare in Andor.

In questo primo arco narrativo, i personaggi ci hanno accolti nel cuore della loro psicologia. Abbiamo percepito il complesso del ritardatario che tormenta Cassian, bloccato su Yavin IV e in balia di una cellula ribelle, incapace di arrivare in tempo per salvare i suoi amici dalle grinfie dell’Impero e costretto a subire la perdita di Brasso. La coraggiosa presa di posizione di Dedra Meero nei confronti di Eedy, l’imbarazzante madre di Syril, rivela quanto l’ufficiale imperiale non si faccia alcuno scrupolo e conosca perfettamente i propri limiti, spingendosi sempre un passo oltre.
Non è passata inosservata la sequenza del tentato stupro di Bix da parte di un ufficiale imperiale. Una scena estremamente significativa, che ha condannato un’azione ignobile e, allo stesso tempo, ha denunciato l’assenza di controlli da parte dell’Impero sui suoi ufficiali. La completa libertà di cui godono questi soldati permette loro di agire non solo nell’interesse dell’Impero, ma soprattutto perseguendo fini personali. Tuttavia, è l’arco narrativo legato al matrimonio a emergere come il più significativo. Abbiamo seguito da vicino il rapporto tra Mon Mothma e sua figlia Leida, vivendo il conflitto interiore che lacerava la senatrice e l’angoscia che l’ha colpita durante la sequenza della serata disco. Una scena intensa, capace di farci provare le stesse emozioni della protagonista, quella stessa donna risoluta e leader dell’Alleanza Ribelle che abbiamo conosciuto in Star Wars: Il Ritorno dello Jedi (1983).

La scrittura non lascia nulla al caso. Ogni immagine e ogni dialogo risultano funzionali allo sviluppo della narrazione, permettendo di comprendere a fondo le motivazioni che guidano le azioni dei personaggi. La sfida più grande è stata senza dubbio quella di non rendere banale il percorso di un protagonista di cui conosciamo già il destino. Le frasi più significative colpiscono nel profondo, consentendo allo spettatore di empatizzare pienamente con i protagonisti.
Niya: Se morissi stanotte ne sarà valsa la pena? Tu l’hai già fatto. Ci avrai riflettuto bene.
Cassian: Per questo, ne vale la pena. Questo. Questo istante. Stare qui con te nel momento in cui entri nel cerchio. Hai preso questa decisione già da tanto. L’Impero non può vincere. Non starai mai bene finché non farai tutto quello che puoi per fermarli. Stai accettando quello che sei realmente. Stai superando tutte le tue paure. Fai in modo che ti proteggano.
Questo primo arco narrativo ha aperto la seconda stagione di Andor in modo estremamente interessante. Ci ha trasportati direttamente a un anno dopo gli eventi della prima stagione, mostrando come i rapporti tra i personaggi siano evoluti. Continuo a riconoscere a Tony Gilroy il merito di aver dato alla serie un’impronta autoriale che la rende molto più matura rispetto alle produzioni che compongono il “Mandoverso” di Star Wars. Sono sempre più convinto che Star Wars abbia bisogno di serie mature come Andor, la cui qualità supera quella di tutte le recenti produzioni del franchise. Sembra scontato dirlo, ma se la qualità della seconda stagione continuerà su questi livelli, non possiamo che attendere con impazienza la prossima settimana per altri tre avvincenti episodi.
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