Appena uscito dalla sala, la colonna sonora riecheggia ancora potente, tra l’energia della vibrante première di Tokyo e l’entusiasmo dei fan che continuano a parlare del film mentre ci dirigiamo tutti verso la metro di Roppongi. Quello che però è certo è che The Mandalorian and Grogu è ormai diventato qualcosa che va oltre Star Wars. Pedro Pascal è più grande di Star Wars: il suo fandom, il suo charm, la sua presenza sullo schermo sono diventati un fenomeno culturale a sé. E Grogu è probabilmente il più grande pezzo di merchandise nella storia moderna del cinema. Per questo è quasi difficile guardare il film senza vedere prima le due icone che ci sono davanti. Ringraziamo Disney Japan per averci dato la possibilità di vedere The Mandalorian and Grogu in anteprima mondiale a Tokyo in modo da poter scrivere questa recensione.
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Il film dà spesso la sensazione di essere più episodi della quarta stagione cuciti insieme. Più che un vero nuovo capitolo cinematografico, questa avventura sembra quasi uno spin-off del suo stesso show. La struttura infatti è molto episodica: missioni, side quest, nuovi pianeti, nuovi personaggi, quasi come livelli consecutivi di una lunga avventura. Dopo una prima “puntata” che procede lentamente, dedicata soprattutto a rimettere in moto la storia e il rapporto tra Din Djarin e Grogu, il film cambia marcia. Nella seconda metà, il film diventa decisamente più cinematico. Le atmosfere, i colori, i set e il senso dell’avventura vogliono richiamare fortemente L’Impero Colpisce Ancora. La cinematografia prende vita davvero, soprattutto nelle sequenze più action e nei paesaggi enormi e freddi che danno finalmente il senso del grande cinema di Star Wars. Grande merito va anche alla colonna sonora di Ludwig Göransson, che esplode nelle scene più action con sonorità elettroniche e synth che evocano “Blade Runner”.

Le vere star rimangono ovviamente il Mandaloriano e Grogu, con una piccola quantità di screen time di Pedro Pascal senza casco — per la gioia dei fan. Ed è proprio lì che il film funziona meglio: nel carisma dei suoi protagonisti, nei piccoli momenti tra Din e Grogu, più che nella storia stessa. Perché il vero problema del film è forse questo: non porta davvero avanti né i personaggi né l’universo di Star Wars. Non sembra un capitolo fondamentale della saga, ma piuttosto una parentesi, una side adventure molto ben prodotta. Non ci sono grandi evoluzioni narrative, né quella sensazione di evento che ci si aspetta dal ritorno di Star Wars al cinema dopo sette anni.
Eppure, nonostante tutto, il film riesce comunque a intrattenere. È spettacolare, divertente, a tratti bellissimo da vedere. Ma finisce lasciando la sensazione che The Mandalorian come serie televisiva abbia avuto momenti più forti, più emotivi e persino più ambiziosi del suo debutto cinematografico.



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