Il Lucas Museum of Narrative Art finisce nel mirino di quattro cause legali, a pochi giorni dalla sua apertura alla stampa e ai membri fondatori. Il museo di George Lucas, costato oltre un miliardo di dollari e atteso da sedici anni, deve ora affrontare le cause promosse da diversi appaltatori, secondo quanto riportato dal Los Angeles Times.
Il cuore della causa legale
Una delle quattro cause, promossa dall’azienda elettrica J.E. Snyder Electric, mette in discussione la stessa natura del museo. L’impresa aveva lavorato come subappaltatrice per conto di Siemens Industry, non direttamente per il museo. La causa, dal valore di 1,9 milioni di dollari, sostiene che l’istituzione avrebbe dovuto rispettare regole più severe, tipiche delle opere pubbliche. Il punto centrale riguarda un contratto di locazione della durata di 99 anni concesso dallo Stato della California, a un canone annuo di appena 30 dollari. Secondo l’avvocato di Snyder Electric, Christopher Hook, questa concessione basterebbe a rendere il progetto un’opera pubblica ai sensi del California Labor Code.
L’avvocato del museo respinge questa ricostruzione. Sostiene che l’istituzione avesse chiarito fin dall’inizio, con lo Stato della California, di essere un museo privato. In cambio, il museo si era impegnato a garantire alcuni benefici pubblici durante la costruzione. Tra questi figurano 2,1 milioni di dollari versati per compensare la mancanza di parcheggi in superficie, la riqualificazione di un vicino campo da calcio e la manutenzione di un’area verde. ARTnews specifica di non essere riuscita a reperire autonomamente i documenti della causa.
Le altre tre cause riguardano invece semplici richieste di pagamento per lavori già eseguiti. Hathaway Dinwiddie Construction Co., l’impresa generale a capo dei lavori e citata anche nella causa di Snyder Electric, ha denunciato il museo per un mancato pagamento superiore a 35.000 dollari. Le restanti due cause, promosse da altri appaltatori non identificati nelle fonti disponibili, chiedono cifre comprese tra 272.000 e 439.000 dollari. Nessuna di queste tre richieste mette in discussione lo status privato del museo, a differenza della causa di Snyder Electric.
Un’apertura arrivata dopo sedici anni di ostacoli
Il percorso del museo è stato tutt’altro che lineare. Il progetto, guidato da George Lucas insieme alla moglie Mellody Hobson, aveva inizialmente cercato una sede a San Francisco, senza successo. A Chicago, dove Lucas aveva poi proposto una sede sul lungolago, il progetto si era scontrato con l’opposizione dell’associazione Friends of the Parks. L’organizzazione sosteneva che la costruzione avrebbe privatizzato di fatto un’area destinata a uso pubblico, ottenendo il proseguimento della causa da un giudice federale e bloccando i lavori per anni. Solo il trasferimento a Los Angeles ha infine permesso al museo di vedere la luce.
Cosa si trova nel museo
L’istituzione definisce il proprio ambito come “arte narrativa”, una categoria che comprende qualsiasi forma d’arte capace di raccontare una storia. La collezione conta oltre 1.300 opere distribuite in 30 gallerie. Tra i pezzi esposti figurano un autoritratto di Frida Kahlo, un’illustrazione dedicata ai Pokémon, riproduzioni delle pitture rupestri di Lascaux e sculture ispirate a Star Wars, il franchise creato dallo stesso Lucas. Nei giardini del museo, una statua in bronzo della Principessa Leia che strangola Jabba the Hutt convive con un calco ottocentesco della scultura di David e Golia firmata da Antonin Mercié, oltre a una rappresentazione di Rosie the Riveter.
Turbolenze interne e accoglienza critica
L’apertura è arrivata dopo mesi di instabilità interna. Lo scorso aprile, l’allora direttrice e CEO Sandra Jackson-Dumont ha lasciato l’incarico, e lo stesso Lucas ha assunto direttamente la responsabilità della direzione dei contenuti. Un mese dopo, il museo ha licenziato 15 dipendenti a tempo pieno e altri 7 part-time. A dicembre si è dimessa anche la curatrice capo, Pilar Tompkins Rivas, senza che venisse nominato un sostituto. L’attuale CEO, Tracey Bates, ha comunque confermato che Lucas resta il vero curatore principale del progetto.
Anche l’accoglienza della critica si è rivelata contrastante. La stessa ARTnews ha pubblicato una recensione molto dura, definendo il museo privo di un vero filo narrativo e accusandolo di essere, nella sostanza, un progetto personale del collezionista. Le critiche si sono concentrate anche sul prezzo del biglietto, fissato a 25 dollari per gli adulti, e sulle quote associative elevate. Lo stesso Lucas ha commentato con ironia le difficoltà del percorso: «È stata una strada lunga. Parte del problema sono io: sono un bastian contrario», ha dichiarato ai giornalisti. Sulla scelta di non includere pannelli esplicativi accanto alle opere, il fondatore ha aggiunto al Guardian di voler incoraggiare i visitatori a vivere un’esperienza personale con ciascuna opera, lasciando a loro il compito di trarne un significato.













