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The Acolyte: Un’opinione sulla prima stagione

The Acolyte: Un’opinione sulla prima stagione

Vittorio Rubens Veseby Vittorio Rubens Vese
24 Luglio 2024
Reading Time: 9 mins read
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Ad una settimana dalla fine di The Acolyte la risonanza che sta attraversando i social è ancora molto forte. Che se ne parli bene o male, The Acolyte ha passato delle settimane in cui il fandom si è diviso. E a parer mio, per una cosa del genere, il livore è stato fin troppo. Dato che ognuno si è preso la briga di scrivere una parola sulla serie, anche se non richiesta, ho deciso di scrivere anch’io qualche paragrafo su The Acolyte, una mia opinione disinteressata e che ammetto, ho avuto difficoltà a scrivere.

Per settimane ho letto di tutto da parte di tutti. Ho letto commenti degni del più grande produttore esecutivo della serie, che scrive dalla sua cameretta in qualche paesino sperduto. Critiche degne del miglior recensore non professionista di Rotten Tomatoes. Ho letto considerazioni dei più grandi finanziatori della Lucasfilm. Ho letto che la scrittura di The Acolyte è pessima, sotto post in cui chiedevo chi fosse il personaggio preferito tra Darth Vader o Obi-Wan Kenobi. Insomma, il disordine più totale. Sono pochi coloro che hanno preferito una discussione pacifica, uno scambio civile, senza pretendere di avere ragione “perché su youtube dicono così”.

Oggi mi ritrovo a scrivere la mia opinione su The Acolyte. Sul mio sito, sulle mie pagine. Ringrazio in anticipo chi leggerà quello che ho da dire e vorrà discutere con me della questione. E se non condividete il mio parere, vi chiedo solo la cortesia di non offendere e andare oltre.

Fin dal suo annuncio The Acolyte ha creato tante aspettative. Il fatto che per la prima volta avrei visto in live-action qualcosa che non è legato alla Saga degli Skywalker mi ha reso entusiasta. Finalmente qualcosa di nuovo, di originale, che non è influenzato dalla storia degli Skywalker, ma che prima o poi porterà lì. Cercherò di andare con ordine, perché se è vero che la serie ha lacune di scrittura, non può ridursi solo a questo, c’è altro da analizzare e da comprendere.

L’ambientazione di The Acolyte

L’ambientazione di The Acolyte, ovvero il periodo storico è la cosa più curiosa della serie. Ci ritroviamo 100 anni prima di Star Wars: La Minaccia Fantasma. Questo significa che non abbiamo Skywalker casinisti tra i piedi o cloni – o soldati imperiali – che fanno “pew pew”. Tutto nuovo. Una ventata di novità che ci ha dato la possibilità di poter immaginare la Repubblica mentre leggiamo i romanzi dell’Alta Repubblica. The Acolyte ci ha mostrato come operano i Jedi di quei tempi, e ci dà la possibilità di immaginare come il loro essere “guardiani di pace” si sia evoluto col tempo.

Con i film di Star Wars, soprattutto con la trilogia prequel, siamo stati abituati a vedere gli eventi dalla prospettiva dei protagonisti. Cioè, non abbiamo mai assistito ad una missione che non fosse per scopi personali o diplomatici durante il periodo delle Guerre dei Cloni. Forse abbiamo avuto un assaggio all’inizio di Star Wars: La Minaccia Fantasma, quando i Jedi si sono recati dalla Federazione dei Mercanti in qualità di negoziatori, e poi il nulla. Ecco, sono contento di aver visto cosa i Jedi facevano per l’Ordine stesso e per la Repubblica, ma avrei voluto vedere di più. Sono consapevole però, che per esigenze di trama la serie si sia concentrata subito sul nocciolo della faccenda, ovvero il misterioso delitto che ha dato inizio alla storia.

I personaggi e gli interpreti

Questione curiosa di The Acolyte è stata la presentazione dei personaggi e la loro gestione che, per certi versi, ho trovato ingegnosa. Ho visto tanti Jedi che hanno coperto il ruolo di co-protagonisti, almeno nella prima metà della serie. Dalla prima impressione negativa su Yord Fandar, l’ho preferito per il suo carattere da neo cavaliere: audace e responsabile. Nonostante la sua morte sia stata troppo veloce, ha lasciato un segno positivo in molti.

Un personaggio che, a mio parere, è stato gestito male è la Maestra Indara. Interpretata da un’attrice veterana come Carrie-Anne Moss, mi ero creato un’aspettativa diversa, come penso tutti, nella quale sarebbe stata lei a portare avanti la serie. E invece non è stato così.

Ho provato simpatia per il Maestro Sol soltanto perché è stato interpretato da Lee Jung-Jae, attore che ho avuto il piacere di conoscere per Squid Game (avevo concluso da poco la visione della serie di Netflix). Ho apprezzato il suo lavoro, soprattutto dopo che ha spiegato di aver avuto tante difficoltà durante le riprese di The Acolyte a causa della lingua e delle differenze culturali con cui ha avuto a che fare una volta negli Stati Uniti. Tra tutti gli interpreti, ho trovato solo Lee Jung-Jae di una genuinità vera e sincera. Sol è maestro afflitto dai sensi di colpa, ma che ha cercato di andare avanti nonostante i guai che ha causato in passato e i problemi che gli si sono parati davanti nel presente.

Le aspettative su Mae e Osha sono state demolite dalla loro interprete, Amandla Stenberg. Ho trovato l’attrice abbastanza piatta e con un ridottissimo catalogo espressivo. Nonostante abbia interpretato due personaggi, non sembra che ne abbia fatto una grande distinzione caratteriale.

Il personaggio dello Straniero mi ha lasciato un mood positivo. Sembra essere l’unico personaggio che sa perché è li e cosa deve fare. Inoltre, l’interpretazione di Manny Jacinto lo ha reso ancora più drammatico, ma nello stesso tempo libero da ogni stigma, rendendo appetibile il lato oscuro della Forza. La mia opinione su questa nuova concezione della Forza in The Acolyte è che forse, per la prima volta, abbiamo avuto la definizione di quello che il la lato oscuro può riservare.

Musica, coreografie, effetti speciali e visivi

Nulla da dire sul lato tecnico. Gli effetti visivi hanno superato di molto altre serie di Star Wars, ma è anche vero che se ne sono visti pochi. L’unica sequenza elaborata e degna di nota è l’inseguimento nell’anello di Brendok. Gli effetti speciali sono stati pochi, ma non hanno mancato nulla, tutto era al suo posto.

La musica non mi ha entusiasmato. Se cerco di ricordare un leitmotif, ho davvero difficoltà a rievocarlo. La musica di solito serve a mettere enfasi sulla scena, ma in questa serie non mi ha colpito più di tanto.

Voto positivo per le coreografie. Finalmente abbiamo potuto vedere qualcosa di nuovo. L’aspetto che più mi è piaciuto è stata la visibilità data alle arti marziali e al combattimento da disarmati. Ho apprezzato tantissimo come i Jedi, senza afferrare la loro spada, ma solo affidandosi ai loro sensi, abbiano evitato i colpi dei loro avversari semplicemente spostandosi, ricordando le stesse scene di “Matrix”. Ho apprezzato il fatto che lo Straniero e Sol abbiano quasi “levitato” quando sono scesi nel cortile del rifugio delle streghe. Mi ha ricordato tantissimo “La tigre e il dragone” e vedere cose nuove come queste, fa davvero tanto piacere.

Molto belli anche i combattimenti con la spada laser. La serie ci prometteva che avremmo avuto combattimenti dello stesso livello, se non superiore, di Star Wars: La Minaccia Fantasma. Non penso che questi combattimenti abbiano eguagliato l’epico combattimento tra Obi-Wan, Qui-Gon e Darth Maul, ma sono comunque approvati.

Una riflessione sul lato forzatamente (?) “inclusivo”

Dopo aver visto gli episodi accusati di essere stati troppo “woke”, o inutilmente inclusivi, ho cercato di analizzare la questione e crearmi un mio pensiero. Inizio col dire che tutti questi problemi che si sono creati, io non me li sono fatti. Quindi, secondo la mia opinione, The Acolyte non ha problemi di inclusività forzata.

Si dice che la congrega delle streghe di Brendok non sia altro che una comunità di streghe omosessuali. Non lo so se sono tutte omosessuali, e saperlo non è un dettaglio utile ai fini della storia. L’unico dettaglio palese che denota l’omosessualità tra le due madri, è che si sono date una timida carezza. Non è stato esaltato altro che un piccolo gesto d’affetto tra due persone. E questo a me non ha disturbato minimamente, mi ha lasciato abbastanza indifferente.

Le due madri che hanno creato le due gemelle manipolando la Forza, e facendole portare in grembo da una delle due, sarebbe un’analogia alla maternità surrogata nelle coppie omosessuali, alimentando un’agenda misandrica, che io non ho percepito. Anche questa situazione mi ha lasciato alquanto indifferente, e comunque sia, rimane un dettaglio che non è stato ripreso più volte. Spiegato solo una volta per dare un contesto alla nascita delle gemelle. In ogni caso, non ho dimestichezza in questi ambiti, per questo non andrò oltre.

Ho letto anche commenti contro il Padawan obeso. Molti hanno lamentato che non si sono mai visti Jedi obesi, e che quindi non dovrebbero esserci. Sarò strano io, ma non ci ho visto nulla di male, anzi, credo che il Jedi obeso sia stato una genialata, che rafforza il fatto che i Jedi siano persone umane. I Jedi, almeno quelli che vivono nei Templi più importanti, seguono una dieta particolare. Ma per la prima volta abbiamo potuto vedere uno studente di un tempio Jedi minore, dove i Jedi non seguono le rigide regole che i grandi maestri gli impongono. Possono darsi a piccoli piaceri senza sentirsi osservati o giudicati dai più alti nella gerarchia.

Un aspetto molto attuale e che non manca nella nostra società. La mia opinione su questi aspetti di The Acolyte è che non sono fastidiosi, e se danno davvero fastidio a qualcuno, forse è perché ci pensa troppo.

Trama

Ci sarebbe tanto da dire sulla trama e sulla scrittura. Non sono uno sceneggiatore, non farò commenti su chi ha scritto e come lo ha scritto. Mi limiterò a dare un’opinione su quello che ho visto. Mi è piaciuto, come ho detto prima, tutto ciò che ha preso ispirazione dalla cultura orientale e dalle arti marziali. The Acolyte ha preso il concept che aveva utilizzato George Lucas per la creazione della trilogia originale, ovvero l’ispirazione dalla cultura giapponese, e lo ha amplificato, l’ha in castrato in maniera perfetta nella galassia lontana.

Sono stato felicissimo di vedere per la prima volta in live-action il famoso sanguinamento di un cristallo Kyber. Ci è stato presentato finalmente Darth Plagueis, personaggio che nel canone, fino a quel momento, era relegato a protagonista di una tragedia raccontata da Palpatine. Insomma, secondo la mia opinione, The Acolyte ha colto nel segno, offrendo quello che mancava al genere.

Le cose che non mi sono piaciute sono relegate alle scelte narrative. Tutta la storia si sviluppa attorno a un malinteso. La storia si basa sull’impressione di Sol che le streghe stiano per far del male alle gemelle, quando non sarebbe stato così. E quando Sol se n’è reso conto, era ormai troppo tardi. La struttura narrativa mi è risultata “scomoda”. Nel senso che il tutto si tiene nell’arco di poco tempo, con in mezzo due flashback che hanno accorciato ancora di più la durata della narrazione principale. Avrei preferito vedere un solo flashback nel penultimo episodio, così da unire tutti i punti alla fine per arrivare poi alla scena finale. Ma purtroppo la trama ha avuto l’esigenza di allontanarci dal presente per rivedere una seconda volta quello che già avevamo compreso.

Infine, nel finale non ho assistito da un combattimento definitivo, e sono rimasto alquanto deluso perché l’adrenalina creata dall’attesa era tanta. Questa risoluzione dei conti è stata molto tranquilla, una sorta di reunion tra vecchi amici, finita con un “paio di schiaffi”. Sol ha avuto infine la morte che si meritava, ma la scena rimane abbastanza anonima e l’unico valore aggiunto è la trasformazione della sua spada. Avevo fatto un due più due, in realtà: lo Straniero ha una spada che si sdoppia, dandogli la possibilità di avere anche una spada shoto. Nel legends, Luke Skywalker utilizza proprio una spada normale e una shoto per combattere la frusta laser di Lumya. Ho sperato fino all’ultimo una risoluzione tra lui e la frusta laser di Vernestra, ma purtroppo la Maestra Jedi è arrivata tardi alla festa. Secondo me, un’occasione sprecata, rinviata forse alla seconda stagione.

Non ho apprezzato che un personaggio come la Maestra Indara, interpretata da Carrie-Ann Moss, sia stato messo da parte nei primi minuti della serie. La mia opinione è che The Acolyte avrebbe dovuto dare più spazio a Indara, facendola combattere e diventare magari il centro filosofico del gruppo di Jedi.

Ho pareri contrastanti per due personaggi, ovvero Torbin e Vernestra. Torbin ci ha dimostrato che essere un Jedi è anche sacrificio e dedizione all’Ordine. Peccato che lui non abbia mai accettato tutto questo e per un suo semplice capriccio, abbia mandato tutto in malora. Torbin ha dimostrato che i Jedi hanno un lato umano che devono reprimere, per il bene dell’Ordine. Ma questo li porterebbe a fare scelte che metterebbero in pericolo i loro compagni.

Per Vernestra Rwoh invece, si è deciso di renderla più seriosa rispetto a come la conoscevamo grazie ai romanzi. È vero che ha più di cento anni e che probabilmente ha passato un periodo che l’ha trasformata in quello che abbiamo visto nella serie, ma avrei preferito che fosse diventata una guida per tutti, colei che trasmette serenità, una sorta di controparte di Yoda, ma così non è stato. Di certo è un personaggio che mi mette soggezione e che eviterei se la incrociassi per i corridoi del tempio Jedi.

In conclusione

Mi reputo un cultore di Star Wars, ogni prodotto che consumo lo considero un’aggiunta alla mitologia di Star Wars. Ogni scelta fatta da chi scrive fino a chi dirige, è una pagina che si va ad aggiungere alla storia della galassia lontana lontana. Io vedo i prodotti di Star Wars perché mi devono intrattenere, e ci riescono nel loro scopo. Non riuscirò mai a dire che un prodotto di Star Wars non mi sia piaciuto, ma riconosco che molte scelte narrative potevano essere gestite meglio o fatte in una maniera più semplice, senza complicarsi la vita. Ecco quello che è successo a The Acolyte: si è complicato la vita da solo, arrivando ad una conclusione lieta, ma lungo la strada ha dovuto fare qualche deviazione su strade più sterrate, anche se la strada da percorrere poteva essere più piacevole.

Non penso, come fanno alcuni per sport, che The Acolyte sia la peggior produzione di Star Wars. Per me non lo è. Non penso nemmeno che sia la migliore. Per me è un prodotto senza alcuna pretesa. Mi sono goduto la serie senza percepire i fastidi che hanno manifestato molti sulle nostre pagine. La mia opinione in generale su The Acolyte è positiva. Ho visto una storia di Star Wars da una prospettiva nuova, con le influenze di un genere che non ha mai toccato e soprattutto, ho visto finalmente un Wookiee davvero arrabbiato usare una spada laser!

Recensioni di Star Wars: The Acolyte
1×01 | 1×02 | 1×03 | 1×04 | 1×05 | 1×06 | 1×07 | 1×08
Recensione della stagione 1

Tags: Acolyte Rev S1Recensioni SerieStar Wars: The Acolyte
Vittorio Rubens Vese

Vittorio Rubens Vese

Fondatore di Star Wars Italia e admin di Star Wars Fans Italia, il più grande gruppo Facebook dei fan italiani di Star Wars. Appassionato del genere fantasy, è cresciuto tra gli universi di Star Wars e Tolkien. Laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi Aldo Moro di Bari con una tesi sul linguaggio d'odio nel fandom di Star Wars.

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