Il nuovo videogioco Star Wars: Fate of the Old Republic, annunciato durante i Game Awards dello scorso dicembre, continua a emergere come uno dei progetti più ambiziosi attualmente in sviluppo all’interno della galassia di Star Wars. Il titolo segna il ritorno di Casey Hudson, storico director di Star Wars: Knights of the Old Republic e della trilogia originale di Mass Effect, oltre alla nascita di Arcanaut Studios, il nuovo team fondato proprio da Hudson per guidare lo sviluppo del gioco in collaborazione con Lucasfilm Games. A distanza di mesi dall’annuncio ufficiale, un nuovo approfondimento pubblicato da Bloomberg ha ora svelato ulteriori dettagli sul progetto, rivelando anche il nome di uno dei suoi principali investitori: Simon Zhu, ex presidente degli investimenti globali di NetEase. L’articolo non chiarisce se esistano altri partner finanziari oltre a Zhu e Lucasfilm, ma il dirigente sembra avere un ruolo centrale nel sostegno economico del titolo.

Nel corso dell’intervista concessa a Bloomberg, Zhu ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad allontanarsi da NetEase nel 2024 e a fondare la nuova società GreaterThan Group (GTG), realtà che avrebbe già raccolto circa 100 milioni di dollari tra finanziamenti e impegni economici. Secondo Zhu, l’industria videoludica starebbe attraversando una fase delicata, con molti investitori che avrebbero progressivamente abbandonato i videogiochi tradizionali per inseguire settori considerati più redditizi e tecnologicamente promettenti, come l’intelligenza artificiale. L’imprenditore ha espresso apertamente il proprio disappunto verso questa trasformazione del mercato, sostenendo che il medium videoludico rischi di perdere parte della propria identità creativa nel tentativo di rincorrere modelli produttivi sempre più automatizzati e orientati esclusivamente al profitto.
Parlando della filosofia che intende sostenere attraverso GTG e progetti come Fate of the Old Republic, Zhu ha dichiarato: “Le grandi aziende tecnologiche si sono allontanate; anche i capitali se ne sono andati. Ora amano investire nell’intelligenza artificiale.” Il dirigente ha poi aggiunto che, a suo avviso, l’industria non dovrebbe considerare incompatibili qualità artistica, soddisfazione dei giocatori e successo commerciale. “Puoi avere soddisfazione dei giocatori. Puoi avere successo commerciale. Puoi ottenere un risultato artistico. Non devi compromettere o sacrificare una cosa per ottenere l’altra. Diamo ai migliori creatori l’opportunità di lavorare al progetto dei loro sogni. Vincono tutti.” Le sue parole sembrano riflettere un approccio molto diverso rispetto alle attuali tendenze del settore AAA, sempre più concentrate su live service, produzioni gigantesche e strumenti automatizzati.
Anche Casey Hudson è intervenuto nell’articolo condividendo le stesse preoccupazioni espresse da Zhu. Lo sviluppatore ha rassicurato i fan sul fatto che Star Wars: Fate of the Old Republic non farà affidamento sull’intelligenza artificiale per sostituire il lavoro creativo umano, prendendo una posizione molto netta contro l’utilizzo dell’IA nei processi narrativi e artistici dei videogiochi. Hudson ha dichiarato: “Trovo l’intelligenza artificiale creativamente senz’anima. Faccio fatica a immaginare dove possa essere davvero utile nel processo creativo. Semplicemente non mi impressiona.” Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui molte aziende dell’industria stanno invece sperimentando sistemi generativi per accelerare la produzione di dialoghi, ambientazioni e asset visivi, una direzione che sembra non convincere affatto il creatore di KOTOR.

Hudson ha inoltre affrontato un altro tema molto discusso negli ultimi anni: la crescente durata dei videogiochi AAA. Secondo lo sviluppatore, l’idea che un gioco debba necessariamente offrire centinaia di ore di contenuti per essere considerato valido non rappresenta sempre la scelta migliore dal punto di vista creativo. “Più grande non significa necessariamente migliore. Se sono interessato a un gioco e poi scopro che dura 200 ore — anche se non ho davvero intenzione di finirlo — mi chiedo se dopo 20 ore sarò ancora all’inizio della storia. Molti giocatori vogliono semplicemente vivere un’esperienza e portarla a termine.” Le sue parole suggeriscono che Fate of the Old Republic potrebbe puntare a un’esperienza più focalizzata e narrativa, evitando le dimensioni eccessive che caratterizzano molti open world moderni.
Lo sviluppatore ha infine cercato di rassicurare i fan anche sui tempi di sviluppo del progetto. Nonostante il gioco sia entrato in produzione soltanto di recente, Hudson ha spiegato di non aver mai impiegato più di quattro anni per completare un videogioco e di non voler replicare i cicli produttivi estremamente lunghi che oggi caratterizzano gran parte delle produzioni AAA. “Realizzare giochi che richiedono cinque o sette anni di sviluppo: nessuno di noi vuole farlo.” Negli ultimi giorni Hudson ha inoltre annunciato l’arrivo di nuovi creativi all’interno di Arcanaut Studios, anche se potrebbe volerci ancora parecchio tempo prima che Lucasfilm Games mostri nuove sequenze di gameplay o riveli dettagli concreti sulla storia del titolo. Nel frattempo, altri due grandi videogiochi ambientati nella galassia di Star Wars restano previsti per quest’anno: Zero Company di Respawn Entertainment e Galactic Racer sviluppato da Fuse Games.













