Tony Gilroy ha dichiarato che l’emozionante scena finale di Andor sia stata, paradossalmente, una delle prime cose che abbia immaginato. “Quel finale mi è venuto in mente piuttosto presto“, racconta a Television Academy. “Parla davvero di speranza“.
È proprio la speranza l’elemento che lo showrunner vuole che il pubblico porti con sé, dato che gli eventi del finale si ricollegano direttamente a Rogue One. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, considerando che il pubblico conosca già il destino del protagonista. Cassian si sacrifica nel tentativo di fermare il completamento della Morte Nera. Per Gilroy, conoscere il destino di uno degli antieroi più complessi e sfaccettati della saga non esclude l’interesse nei confronti dei comprimari dello show. Bix e il loro neonato, che lui non conoscerà mai, per esempio.
La serie si conclude con un’immagine di Bix in piedi, in un campo di grano su Mina-Rau, un pianeta centrale nella trama della seconda stagione. Lei stringe al petto il figlioletto, mentre fissa il vuoto con un’espressione nostalgica. Gilroy riflette su questo epilogo.

“È agrodolce. Quella scena mi ha toccato un sacco di corde. Per chiunque fosse rimasto confuso da quello che Bix dice nell’episodio nove, sul perché se ne va, è piuttosto complicato capire perché se ne vada. In pratica sta dicendo: ‘Il mio uomo ha un destino molto importante, e io potrei essere d’intralcio. Lo amo così tanto, quindi me ne vado‘“.
Secondo Gilroy, la scelta di Bix e il suo impatto su Cassian sono volutamente strazianti.
“Rende il suo sacrificio in Rogue ancora più epico. Voglio dire, il figlio che non incontrerà mai e tutte le opportunità perse che ne derivano. E questo si ricollega alla battuta del film, ‘le ribellioni si fondano sulla speranza‘. E non è una sciocchezza. Doveva essere verosimile, se volevo che la serie parlasse di disperazione. Non posso annientare tutte queste persone come vorrei se non mettessi una candela alla fine dell’autostrada. Quindi, è davvero una questione di speranza“.
Gilroy ha concepito per la prima volta i momenti finali della serie quando ha scritto quello che lui stesso definisce “il capo e la coda” di ogni blocco di episodi, per dimostrare che la serie non solo potesse guadagnarsi quel momento, ma che riuscisse anche mantenere tutto quello che lo precedeva.
L’autore rivela che una trama cruciale del terzo episodio ha richiesto un certo impegno delle parti interessate. Era quella incentrata sulla senatrice Mon Mothma (Genevieve O’Reilly), la figura di spicco della Ribellione costretta a ordinare l’omicidio del suo migliore amico d’infanzia, Tay Kolma (Ben Miles), quando lui e i suoi sforzi per finanziare la Ribellione diventano un ostacolo per la loro causa.

“C’erano molti dubbi al riguardo. Direi che delle 10 o 11 cose, o giù di lì, su cui la gente era scettica, quella [trama] sarebbe stata probabilmente in cima alla lista. Pensavano: ‘Sarà davvero credibile che [Tay] sia cambiato così tanto in tutto questo tempo?‘ E io ho risposto: ‘Sì’. Perché tutti noi abbiamo conosciuto persone che pensavamo avessero davvero la situazione sotto controllo, e poi le rivedi anni dopo e ti chiedi: ‘Cosa ti è successo?‘”.
Gilroy attribuisce a Miles il merito di aver contribuito a convincere gli scettici, che si sono subito schierati dalla parte dello showrunner quando sono arrivate le riprese giornaliere per il terzo episodio.
“Ben mi ha davvero aiutato. È un attore brillante. E ho pensato: ‘Se Tay non fosse stato un complice, ucciderlo sarebbe stato probabilmente molto più difficile’. Ma anche Ben voleva farlo. Credo che quando siamo arrivati al montaggio, eravamo convinti che ce l’avremmo fatta“.
Un diverso tipo di scetticismo circondava altri due personaggi chiave di Andor: Luthen Rael, la mente segreta dietro i primi giorni della Ribellione, e la sua astuta spia in addestramento, Kleya Marki. Il loro rapporto mentore-allievo era, inizialmente, un ago difficile da infilare.
“Sarebbe una trama controversa all’interno della nostra compagnia. La domanda era: ‘Possiamo davvero farlo?’ Perché non posso creare una serie in cui c’è un uomo anziano che manipola una giovane donna trasformandola in una terrorista. Non posso permetterlo. Non posso farlo“.

Durante la scrittura e le riprese della prima stagione, Gilroy temeva che il pubblico potesse “fraintendere la relazione, in qualche modo“. Per precauzione, prestò particolare attenzione alla messa in scena delle loro interazioni. Si assicurò che non ci fossero contatti fisici che potessero essere considerati discutibili o problematici. Come nel fatidico arco narrativo di Tay Kolma, però, Gilroy riuscì ancora una volta a dissipare ogni dubbio suscitato dal personaggio grazie all’attore che lo interpretava.
“Quello che abbiamo scoperto è ciò che Stellan ha capito: che Luthen è semplicemente terrorizzato da lei fin dall’inizio. [Stellan] è davvero l’autorità, lì. Luthen non è mai stato veramente al comando, è sempre stata lei a comandare. Una volta che lui lo ha condiviso, ha aiutato tutti a superare quell’ostacolo“.
Ed è anche un bene, perché la loro dinamica regala ad Andor, e a Star Wars in generale, una delle scene più strazianti. Nell’ultimo blocco di episodi, Luthen viene catturato dopo aver tentato il suicidio. Viene portato d’urgenza in una struttura medica imperiale, nella quale si infiltra Kleya.

Lì, lei elimina alcuni membri del personale imperiale, prima di porre fine alla vita della persona più vicina a una figura paterna che abbia. “Non credo che lui potrebbe farlo per lei“, dice Gilroy. Lo sceneggiatore sostiene anche che nessun altro progetto lo abbia sfidato o condizionato, come scrittore, quanto Andor.
“Sono diventato uno scrittore molto migliore di prima, sotto ogni aspetto. Scrivi costantemente ogni giorno, quindi sei sul pezzo. Tutto quello che esce dalla tua scrivania viene girato. Si inizia con tutto il materiale grezzo, e poi va nella stanza degli sceneggiatori. Poi ricevono le loro bozze, aggiungono il loro lavoro, e ci si riunisce per mesi“.
Anche le esigenze produttive di Andor hanno contribuito al miglioramento delle sue competenze.
“Alcune cose cambiano, a causa del budget, e poi mi faccio strada da solo. Riscrivo tutto il mio materiale. Riscrivo tutto il loro materiale. Ma quando finalmente esce dalla mia scrivania, è quello che viene girato. Stai semplicemente scrivendo per persone che conosci. Stai scrivendo per attori che ami, per i quali hai imparato a scrivere, e non devi definire i personaggi. Puoi semplicemente metterti al lavoro. Quindi questo è un vantaggio. È un privilegio poter vedere, ascoltare e vivere le cose che ti rendono migliore“.













