In una recente intervista di Creative Screenwriting Magazine, Dan Gilroy ha parlato del processo creativo alla base della serie TV Andor. Ha discusso anche delle sfide affrontate nella collaborazione con i fratelli, Tony e John, alla realizzazione di uno dei progetti più ambiziosi di Star Wars.
“Quando Tony ha avuto l’idea per Andor, l’ha proposta a me e a John, prima di presentarla alla Lucasfilm. Voleva creare un team di cui si fidasse, e questo includeva chiedere a me di co-scrivere e a John di curare il montaggio. Ora, noi tre abbiamo una certa dimestichezza. Certo, ci sono discussioni creative, ma abbiamo imparato a mantenerle produttive e non personali. In fin dei conti, Tony è il creatore e lo showrunner, quindi ha l’ultima parola. Non è proprio una democrazia, ma remiamo tutti nella stessa direzione, concentrati sul realizzare la migliore serie possibile“.

“Affrontare un progetto di Star Wars come continuazione o prequel è un’arma a doppio taglio. La buona notizia è che non stai costruendo una serie da zero: hai già una base di personaggi, estetica e temi che sai che avranno successo. Hai questa vasta mitologia da cui attingere, il che è un dono. Ma c’è anche un’enorme pressione: non solo per offrire qualità, ma anche per rispettare il canone e onorare ciò che è venuto prima. La fanbase è profondamente coinvolta nell’universo, e si lavora su quello che sembra davvero un terreno sacro“.
“Il grande passo di Tony è stato spostare l’attenzione verso qualcosa di molto più concreto: la realtà peculiare della vita in questo mondo. Volevamo mostrare cosa si provasse a essere una persona comune sotto l’Impero, non solo i grandi eroi o i cattivi. Disney e Lucasfilm hanno accolto con entusiasmo questa idea radicale, il che è stato entusiasmante. I fan hanno apprezzato molto questa nuova prospettiva. Dopo 40 anni, è stato un piacere vedere Star Wars dal basso, immergersi nelle lotte quotidiane e nell’eroismo silenzioso che non sempre sono sotto i riflettori“.
Rispondendo a una domanda sul genere della serie, un thriller fantasy di spionaggio/politico, Dan Gilroy ha definito Andor un’opera incentrata sui personaggi. Ha anche affermato che una delle sfide più interessanti sia stata quella di conciliare la storia intima di Cassian con l’universo in cui è inserito.

“Tony ha deciso che Cassian avrebbe dovuto iniziare come un ladro, qualcuno completamente escluso. Poi, in sala sceneggiatori, abbiamo analizzato meticolosamente ogni fase del suo percorso. Nel primo anno, è scettico, per nulla interessato alla ribellione. Nel secondo, è coinvolto, ma non completamente impegnato: la posta in gioco non è ancora abbastanza personale. Entro il terzo anno, introduciamo un interesse amoroso che complica tutto“.
“Ci chiediamo costantemente: questa scelta sembra fedele a Cassian? Il Cassian che abbiamo costruito prenderebbe questa decisione o ci stiamo lasciando trasportare dalla comodità della trama? In una serie o in un film è fondamentale comprendere l’arco narrativo del proprio personaggio, o, in alcuni casi, la sua mancanza. Io e Tony lavoriamo su schemi incredibilmente dettagliati. Uno schema di 100 pagine potrebbe arrivare a 300. Ogni scena, ogni punto di svolta, è delineato. È un lavoro enorme, ma si tratta di fare le scelte migliori e più oneste per i personaggi e la storia. Hai bisogno di queste basi, se vuoi che la serie abbia successo“.

Nella seconda stagione della serie, il focus su Cassian cede il passo all’attenzione verso i personaggi secondari. Gli interessi personali di Dedra Meero, Mon Mothma, Luthen Rael e Syril Karn evolvono di pari passo con l’aumento della posta in gioco. Anche le sottotrame, dunque, sono ricomprese in una narrazione epica e senza tempo con temi universali.
“Se si guarda alle storie classiche, persino a quelle bibliche, si nota lo stesso schema: persone che non si ritengono speciali finiscono per interpretare ruoli che cambiano il mondo. È questo che risuona. Le persone comuni possono fare cose straordinarie. Questo messaggio è più importante ora che mai“.













