Star Wars Zero Company vende un milione di copie, ma un problema resta irrisolto per lo studio dietro al gioco. Le stime arrivano da Alinea Analytics, secondo cui il titolo avrebbe generato circa 50 milioni di dollari di ricavi in meno di un mese dal lancio, avvenuto il 27 agosto. Né EA né Disney hanno confermato ufficialmente questi numeri.
Come si dividono le vendite
Steam rappresenta il 69,9% delle copie vendute, seguito da PlayStation con il 19,9% e Xbox con il 10,2%, quest’ultima quota comprensiva anche dell’app Xbox per PC. I giocatori console, pur rappresentando solo il 30,1% del totale delle copie, hanno contribuito al 40,1% dei ricavi complessivi, grazie al prezzo più alto di quelle versioni. Il picco di giocatori simultanei su tutte le piattaforme ha superato le 340.000 unità. Il pubblico proviene per il 90% da Nord America ed Europa, con l’Asia sotto il 5%.
Il risultato commerciale si accompagna a un’ottima accoglienza di critica e pubblico. Il gioco ha ottenuto un punteggio di 86 su Metacritic e l’83% di recensioni positive su Steam, confermandosi come il titolo di Star Wars meglio recensito degli ultimi 22 anni, un primato che risale a Knights of the Old Republic II del 2004. Sviluppato da Bit Reactor, studio fondato da ex sviluppatori di Firaxis Games e Respawn Entertainment, il gioco ha attirato anche giocatori provenienti da altre serie strategiche: secondo i dati Steam, il 28% dei giocatori aveva già provato XCOM 2, mentre una parte consistente arriva da altri titoli Star Wars, tra cui Jedi: Fallen Order.
Un successo con un’ombra
Il buon andamento commerciale non risolve però la crisi interna dello studio. Poche settimane prima del lancio, Bit Reactor aveva sospeso circa l’80% del proprio personale, dopo essere rimasta a corto di liquidità. Non è ancora chiaro se lo studio abbia intenzione di reintegrare i dipendenti coinvolti, né se le sospensioni si trasformeranno in licenziamenti definitivi. Né EA né Disney risultano coinvolte nella decisione di sospendere il personale.
La vicenda si intreccia inoltre con una causa legale avviata dalla co-fondatrice Alison Kelly, che accusa lo studio di violazione contrattuale e arricchimento ingiustificato, chiedendo oltre 20 milioni di dollari di danni. I 50 milioni di dollari incassati potrebbero in teoria bastare a garantire il ritorno dei lavoratori sospesi, ma tutto dipenderà dai dettagli dell’accordo di pubblicazione con Respawn Entertainment e dalla soglia di recupero dei costi prevista per Bit Reactor. Molti fan chiedono aggiornamenti e contenuti aggiuntivi per il gioco, un’aspettativa difficile da soddisfare per uno studio che ha perso gran parte della propria forza lavoro.













