In occasione del 45° anniversario di Star Wars – Episodio V: L’Impero colpisce ancora, George Lucas ha finalmente rivelato perché Yoda parli al contrario. Durante la serata d’apertura del TCM Classic Film Festival, il conduttore Ben Mankiewicz lo ha convinto a discutere su questo dettaglio chiave. Lucas ha chiarito che “se parli normalmente in inglese, la gente non ti ascolta attentamente. Ma se hai un accento o risulta difficile capire ciò che stai dicendo, si concentrerebbe di più“.
“Era praticamente il filosofo del film. Dovevo trovare un modo per far sì che le persone lo stessero a sentire, soprattutto gli adolescenti“.
Sebbene l’intervista sia stata carente di dettagli sulla produzione della pellicola, ha raccontato della mancanza di supporto, da parte dello studio di produzione, per il suo progetto.
“Ho detto: ‘Lo farò per 50mila dollari, tra scrittura, regia e produzione… ma voglio i sequel’. Ed esigevo i diritti, perché avrei fatto qualunque cosa, pur di realizzare quei film“.

Ha affermato di aver aggiunto un’altra condizione al suo contratto, che avrebbe cambiato sia la sua vita, che l’industria dell’intrattenimento: le licenze. Indifferente al film e influenzato dalla storia del merchandising cinematografico fino ad allora, lo studio ha ceduto alle sue richieste.
“Hanno parlato tra di loro e hanno detto: ‘Non sarà mai in grado di farlo. Ci vogliono un miliardo di dollari e un anno per realizzare un giocattolo o qualunque altra cosa. Non ci si guadagna niente“.
Deluso dalla promozione del film da parte di Fox, ha rivelato di aver organizzato una sorta di guerriglia per generare entusiasmo. Aveva predetto un futuro in cui le generazioni a venire avrebbero dimostrato sostegno ai film e al franchise.
“Ho mandato i ragazzi a Disneyland, al Comic-Con e in tutte le maggiori zone d’interesse, per pubblicizzare il film. Ed è per questo che Fox rimase così scioccata quando, il primo giorno di proiezione, si formarono code lungo tutto l’isolato“.
Lucas ha parlato, inoltre, del suo incontro con l’amico e collaboratore di lunga data, Francis Ford Coppola. Ha raccontato delle sue prime esperienze con il sistema degli studi di produzione e del suo percorso da America Graffiti al blockbuster che avrebbe rivoluzionato la storia dell’industria cinematografica.
La sua carriera è stata ampiamente documentata. Su di lui sono stati scritti almeno otto libri e prodotti documentari e saggi. È stato comunque interessante ascoltarlo raccontare il suo disinteresse per gli studi di produzione, fin dal suo primo giorno sul set. All’epoca, occupò gran parte della conversazione a spiegare come, avendo riscritto la sceneggiatura originale di Star Wars, avesse già delineato la trama di L’Impero colpisce ancora.

“Scrivo un progetto, ma non ci sono molti dettagli. Quando ho finito la sceneggiatura di Star Wars, c’erano dalle 150 alle 180 pagine. Così, l’ho divisa in due parti e ho detto: ‘Mi concentrerò sulla prima, perché non avremo mai abbastanza soldi per realizzarla tutta“.
Lucas ha, poi, fornito un resoconto dettagliato dei suoi primi giorni sul set di Finian’s Rainbow di Coppola. Tra i due si sarebbe sviluppato un grande sodalizio.
“Avevo 22 anni, Francis, 27. Avevamo entrambi la barba e i capelli lunghi ed entrambi eravamo studenti di cinema. Tutti gli altri componenti della troupe avevano 65 anni“.
Mankiewicz ha concluso l’intervista ponendogli una domanda apparentemente innocua: quale personaggio, tra il Maestro Jedi Yoda o il carismatico truffatore Lando Calrissian, fosse il suo preferito. Lucas ha deviato a modo suo: “Se avessi 12 figli, qual sarebbe il tuo preferito?“. Fin dall’inizio della sua carriera a Hollywood, George Lucas ha sempre fatto le cose a modo suo. Quasi 60 anni dopo, non è cambiato di una virgola.













