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George Lucas: Le influenze giapponesi e la creazione di Star Wars

George Lucas: Le influenze giapponesi e la creazione di Star Wars

Vittorio Rubens Veseby Vittorio Rubens Vese
23 Settembre 2021
Reading Time: 9 mins read
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Da “La Fortezza Nascosta” (1958) al Maestro Jedi Yoda, le influenze della cultura e del cinema giapponese non sono mai state un segreto nello sviluppo di Star Wars per George Lucas. In occasione del debutto dei corti anime di Star Wars: Visions, Esploriamo insieme come il Giappone ed i Jedi sono stati inestricabilmente collegati per decenni.

Quando George Lucas si è seduto sulla scrivania nella sua casa a Mill Valley nell’aprile 1973, il suo blocchetto giallo per le note aperto, pronto ad abbozzare la storia di quella “cosa spaziale” (come l’ha chiamata nel 1983 in un’intervista al Rolling Stone) che sperava di fare, una moltitudine di influenze culturali e personali hanno iniziato a svolazzare nella sua testa. Sapeva che voleva l’azione, quindi si è ispirato ai film western e di guerra. Sapeva che voleva un romanticismo esotico, quindi ha combinato elementi di Casablanca (1942) con La Principessa di Marte (1917) romanzo scritto da Edgar Rice Burrogh. Alla scuola di cinema, Lucas ha lasciato il segno come montatore, unendo centinaia di immagini dalla rivista Life per il suo cortometraggio Look at Life (1965). Ha lavorato a quello che poi diventò Star Wars con un processo simile.

George Lucas nel 1966

George Lucas ha fatto bozze ispirandosi alla miriade di influenze della sua infanzia, fondendole insieme in un modo tutto suo. Dai fumetti ai radiodrammi, dai serial di Flash Gordon alle corse di hot-rod, film muti e storie d’avventura, Lucas ha generato un’opera spaziale come nessun’altra. C’era un’altra maggiore fonte d’ispirazione che ha fatto molto per dare forma a Star Wars: la cultura ed il cinema del Giappone, che avevano un fascino particolare per Lucas. Alla University of Southern California (USC) nella metà degli anni 60, Lucas ha scoperto una ricchezza con la storia del cinema e dei film.

Star Wars è costruito su molte cose che sono venute prima.
Questo film è una raccolta di sogni, usati come storia per creare un nuovo sogno

George Lucas – The Making of Star Wars – J.W. Rinzler (1975)

Ispirazioni

“Sono cresciuto in una piccola città della California, ed i cinema locali non mostravano molto oltre a Il Ponte sul fiume Kwai (1957) e Fluido Mortale (1958)” Ha ricordato Lucas in un’intervista in occasione dell’uscita di La Fortezza Nascosta della Criterion Collection. “Non ho mai sperimentato la visione di film stranieri fin quando non ho trovato la mia strada nella scuola di cinema”. Lucas ha scoperto Kurosawa grazie al suo amico (e futuro regista) John Milius. “Il primo che ho visto è stato I Sette Samurai (1954)” ha continuato Lucas, “e dopo la visione ne ero completamente ossessionato”.

La Fortezza Nascosta segue le disavventure di due contadini che scappano dalla guerra e salvano una principessa. Prima di importare questo in Star Wars, Lucas fece THX 1138 (1971) dopo aver visitato il Giappone per scoprire nuove location, senza dubbio assorbendo un po’ della cultura locale. “La cosa che mi ha realmente colpito de La Fortezza Nascosta” ha rivelato Lucas nel 2001, “era il fatto che la storia era raccontata dalla prospettiva di due personaggi minori. Decisi che poteva essere un bel modo di raccontare la storia di Star Wars, che era prendere i due personaggi minori, come ha fatto Kurosawa, e raccontare la storia dal loro punto di vista, che nel caso di Star Wars sono i due droidi”.

In alto: La Fortezza Nascosta (1958)
Sotto: Star Wars: Una nuova speranza (1977)

In The Making of Star Wars, Lucas ha ammesso liberamente che “La Fortezza Nascosta era un’influenza per Star Wars proprio dall’inizio. Stavo cercando una storia. Avevo alcune scene – la scena della cantina e della battaglia spaziale – ma non riuscivo a pensare ad una trama base. All’inizio, il film era una buona idea per la ricerca di una storia. Quindi ho pensato a La Fortezza Nascosta, che ho rivisto nel 1972 o 1973, e le prime trame erano molto simili a quella”.

I Jedi del Giappone

Lucas potrebbe aver pure iniziato con La Fortezza Nascosta, ma quello era solo il primo step nello sviluppare la sua storia in una direzione molto più interessante. Oltre a tutto il materiale con cui è cresciuto, una delle più sottili influenze su Star Wars era l’interesse di George Lucas non solo nei film giapponesi, ma nella cultura giapponese in generale. Il personaggio di Obi-Wan Kenobi rappresentava un’antico ordine da tempo andato che è venuto fuori dalla storia del Giappone, in particolare quello dei guerrieri samurai. Kenobi, come un samurai vaga nei deserti di Tatooine, indossa lunghe tuniche, impugna una formidabile spada (“un arma elegante, per tempi più civilizzati”) e segue un codice d’onore (ricordando il Bushido).

In alto: La Fortezza Nascosta (1958)
Sotto: Star Wars: Una nuova speranza (1977)

I samurai erano parte di un’organizzazione più grande, ma a volte erano limitati ad un maestro ed un apprendista, un’altra cosa che Lucas avrebbe usato. La relazione tra il senpai (il maestro) ed il kohai (l’apprendista) è centrale in molti accoppiamenti che vediamo in Star Wars, da Obi-Wan e Anakin Skywalker a Luke Skywalker e Rey. C’erano anche dei samurai senza padrone che agivano al di fuori di qualunque struttura, conosciuti come Ronin. Questi lupi solitari sono rappresentati da Boba Fett, introdotto nello Star Wars Holiday Special (1978) e soprannominato “samurai cattivo” dallo scrittore di Star Wars: L’Impero Colpisce Ancora (1980), Lawrence Kasdan. (Nei contenuti speciali del Blu-ray, nel documentario Star Wars: una conversazione con i maestri).

Ronin è anche il titolo di un romanzo di Star Wars, collegato alla serie anime Star Wars: Visions, che uscirà nell’ottobre 2021.

Molti hanno suggerito che il nome “Jedi” derivi dal termine giapponese “Jidaigeki” che viene tradotto come “genere drammatico”, il genere della quale Akira Kurosawa era famoso. Mentre ci sono elementi dei tradizionali cavalieri occidentali – dai Templari alla Tavola Rotonda – in Star Wars sono i samurai coloro a cui i Jedi devono la loro più grande ispirazione. I Jedi, come i samurai, non indossavano armature pesanti (come Boba Fett ed i Mandaloriani). Le loro vesti permettevano un distintivo e rapido stile nel combattimento con la spada. Le spade laser in Star Wars sono adattate dalle Katane giapponesi, che le hanno trasformate in armi altamente tecnologiche.

Quest’arma è la tua vita

Obi-Wan Kenobi

Queste influenze giapponesi sono molto evidenti nella prima scelta di George Lucas per il Maestro Jedi originale, Obi-Wan Kenobi. Mantenendo la sua riverenza per tutte le cose di Kurosawa, Lucas sperava di poter arruolare Toshiro Mifune, uno dei primi collaboratori di Kurosawa. Nel The Star Wars Archives, George Lucas ha detto a Paul Duncan: “Stavo per usare Toshiro Mifune; abbiamo fatto anche un’indagine preliminare. Nello stesso periodo stavo studiando anche Alec Guinness”.

Sir Alec Guinness (Obi-Wan Kenobi) e George Lucas nel 1976

Mifune rifiutò l’offerta di Lucas di interpretare Obi-Wan ed il cattivo del film, Darth Vader. Ma la perdita di Mifune si è trasformata nel guadagno di David Prowse. Avrebbe indossato il vestito di Vader, ma anche quel vestito doveva il suo design alla storia giapponese. L’elmo di Vader infatti, è stato influenzato dalle armature samurai, disegnato sullo stile di un samurai famoso, ovvero Date Masamune, uno dei più famosi signori feudali del Giappone. Il copricapo di Masamune è un artefatto culturale molto importante.

L’elmo di Date Masamune

L’artista Ralph McQuarrie ha seguito le istruzioni di Lucas per far sembrare Darth Vader un vero samurai, come licenza per scavare più a fondo nella storia. Un signore feudale che mostra il suo potere e la sua ricchezza attraverso l’elaborato design del suo elmo, che lo fa spiccare anche nel mezzo di una battaglia. L’elmo di Masamune presenta una mezzaluna sulla parte superiore, che McQuarrie ha scartato per dare più enfasi agli occhi e al respiratore e creare un volto spaventoso per il Signore Oscuro dei Sith.

Il significato dei nomi

Un’altra influenza è stata quella degli anime (animazioni) e dei manga (fumetti), già diffusi negli Stati Uniti negli anni 70′. Ci sono delle piccole analogie tra Star Wars: Una Nuova Speranza e La Corazzata Yamato (1974), un manga ed anime diretto da Leiji Matsumoto, che mostra un impero malvagio, navi spaziali giganti, ed anche i progetti per un “motore ad onde moventi” creato da un personaggio femminile esotico. Nella tv americana degli anni 70, erano già diffusi degli show giapponesi come Astroboy (1963), Gigantor (1963) e Speed racer (1966). Anche molti nomi dei personaggi chiave di Star Wars sembra che abbiano delle origini giapponesi. Per esempio, il nome del grande Maestro Jedi Yoda potrebbe derivare dalla parola giapponese “Yoda” che significa “incoraggiare“, “riportare a galla“, “sviluppo” oppure “nutrire“, tutte parole adatte ad un maestro che insegna ai più piccoli, come abbiamo visto nei film prequel e che si prende la responsabilità di addestrare Luke in Star Wars: L’Impero Colpisce Ancora.

Poster giapponese di Star Wars (1977)

Delle prime stesure di Star Wars includono un personaggio chiamato Chuiee Two Thorpe, che successivamente si è trasformato nel pilota Chewie. Infine, quel nome si è evoluto in Chewbacca, compagno di bordo di Han Solo, ma la parola stessa in origine era stata ascoltata in una wildtrack (una registrazione ambientale) per il primo film di George Lucas, THX 1138 (1971). Un’altra possibile radice per il nome può essere ricondotta al Giappone. La parola può essere divisa nelle parole “Chuu” che significa “mezzo” e la parola “Baka” che significa “stupido” o “idiota“. Unendo queste parole, si ha Chuu-baka, letteralmente “lo stupido nel mezzo“.

Influenze

Ormai è noto che nel processo di creazione delle dinamiche battaglie spaziali di Star Wars, Lucas si è ispirato agli scontri aerei dei film di guerra. Uno dei film più influenti è stato Tora! Tora! Tora! (1970), un film di coproduzione giapponese-americana (che in origine coinvolgeva anche Kurosawa) che parla del raid aereo su Pearl Harbor nel 1941. Lucas ha registrato dalla tv molti film come I ponti di Toko-Ri (1954) e I guastatori delle dighe (1955) ed ha trasferito molte scene su pellicola da 16mm.

“Monterò queste scene secondo la mia storia” ha detto Lucas della sua montagna di scene di scontri aerei, nel documentario The Making of Star Wars. “Era un modo per dare un senso di movimento alle navi spaziali. Una delle visioni chiave che avevo in mente era uno scontro aereo nello spazio aperto con delle navi spaziali. Due navi che volavano nello spazio e che si sparavano a vicenda”. L’influenza giapponese ha aiutato a trovare degli elementi chiave alla vita dinamica di Star Wars, attraverso l’occhio unico di George Lucas.

Voglio fare quel film. Voglio vederlo.

George Lucas

L’influenza di Kurosawa su Star Wars continua ancora oggi, in numerosi episodi di The Mandalorian (2019) come ad esempio, il Capitolo 13- La Jedi (scritto e diretto da Dave Filoni) nella quale possiamo vedere un grandissimo omaggio al famoso regista giapponese. Bryce Howard-Dallas ha rivelato nel documentario Disney Gallery: The Mandalorian (2020) che ha fatto ricerche su Kurosawa per avere ispirazioni sul suo lavoro di regia, durante le riprese del Capitolo 4 – Il Rifugio.

Il Mandaloriano viaggia con Grogu, una palese analogia alla serie manga in 18 volumi Lone Wolf and Cub, nella quale un guerriero samurai emarginato viaggia attraverso il Giappone del periodo Edo, con suo figlio di tre anni riposto in un carretto (molto simile alla culla levitante di Grogu). Esistevano sei film di Lone Wolf and Cub negli anni 70 (conosciuti come la saga del “bambino nel carretto”), ma il film più famoso rilasciato nel mondo occidentale è stato Shogun il giustiziere (1972, Shogun Assassin, LoneWolf and Cub: Sword of Vengeance). Riguardando questi racconti mitici che arrivano dal Giappone, The Mandalorian riesce a toccare nel profondo quello che il moderno Star Wars dovrebbe essere.

Le miriadi di influenze su George Lucas e su Star Wars, prime su tutte quelle della cultura ed il cinema giapponese erano già “Lì fuori” nell’etere nei primi anni 70. È servito il tocco unico di George Lucas per mettere tutto insieme e dare forma a Star Wars, lanciando una saga che è sia fortemente personale ma anche completamente universale. Ecco il perché la creazione di George Lucas ha resistito per oltre quattro decadi, è cresciuta da una solida base per una storia, rimodellata da una mente unica.

Esaminando le influenze giapponesi su Star Wars riusciamo solo superficialmente a capire le ispirazioni di George Lucas. Comunque sia, suscita interesse nella persona di Akira Kurosawa, la storia del Giappone e gli anime (come Star Wars: Visions) e potrebbe portare qualcuno a fare i primi passi in un mondo più vasto…

Le interviste dalla quale sono state estratte le dichiarazioni e le informazioni di produzione sono disponibili in questi volumi:

Vittorio Rubens Vese

Vittorio Rubens Vese

Fondatore di Star Wars Italia e admin di Star Wars Fans Italia, il più grande gruppo Facebook dei fan italiani di Star Wars. Appassionato del genere fantasy, è cresciuto tra gli universi di Star Wars e Tolkien. Laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi Aldo Moro di Bari con una tesi sul linguaggio d'odio nel fandom di Star Wars.

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