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Andor Stagione 2 – Tutte le frasi e le citazioni

Andor Stagione 1 – Tutte le frasi e le citazioni

Vittorio Rubens Veseby Vittorio Rubens Vese
20 Aprile 2026
Reading Time: 12 mins read
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Tutte le frasi e le citazioni più importanti della prima stagione di Star Wars: Andor.

Episodio 1: Kassa

Cassian: Ascoltami, è importante. So che richiede molta energia ma, diresti una bugia per me?
B2EMO: Posso mentire. Riserva di energia sufficiente.
Cassian: Non dire a nessuno che mi hai visto. Non dire a nessuno che sai dove mi trovo.
B2EMO: Sono due bugie.
Cassian: Dille entrambe.
B2EMO: Dovrò ricaricarmi a casa.

Timm: Sembra un po’ scossa. Succede tutte le volte che ti fai vivo.
Cassian: Non mi preoccuperei. Lei è più forte di noi due.
Timm: Non voglio più sentirtelo dire.
Cassian: Allora dovrai trovarti una donna meno complicata. Buona fortuna.

Un ragazzo con capelli ricci e neri guarda con espressione preoccupata, indossando una giacca di colore giallo. Sullo sfondo si intravedono elementi di un ambiente interno.

Episodio 2: Il cliente

Maarva: Cassian, che cosa hai fatto?
Cassian: Ho fatto un gran casino.

“Arriva un momento in cui il rischio di non fare nulla, rappresenta il rischio maggiore. Questo è uno di quei momenti decisivi e io non posso immaginare squadra migliore con cui condividerlo. Non c’è spazio per il dubbio sulla via verso il successo e la giustizia. Buona fortuna a tutti.”
(Cyril Karn)

Due astronauti in una navetta spaziale, uno in primo piano con un'espressione seria e l'altro sullo sfondo, entrambe vestiti in tute spaziali blu e arancioni.

Episodio 3: La resa dei conti


Cassian: Sono entrato fingendomi uno di loro.
Luthen: Non credo che basterebbe, no?
Cassian: Cosa? Per rubare all’Impero? Cosa serve? Un’uniforme, le mani sporche e una cassetta degli attrezzi imperiale. Sono talmente presuntuosi, neanche ci fanno caso. Sono così tronfi e soddisfatti che neanche lo immaginano.
Luthen: Non immaginano cosa?
Cassian: Che qualcuno come me possa entrare in casa loro, andarsene in giro, sputare sul cibo, rubare attrezzature.

Maarva: Dà sui nervi, eh?
Soldato: Sta zitta.
Maarva: Questo è il suono della resa dei conti. Vorresti che si fermasse ma continua imperterrito.
Soldato: Ti ho detto di stare zitta!
Maarva: Quando smette, è allora che devi iniziare a preoccuparti.

Un uomo punta una pistola in un ambiente oscuro e fumi, mostrando un'espressione determinata.

Episodio 4: Aldhani

Cassian: Mi stavo chiedendo chi fossi.
Luthen: Chi sono?
Cassian: Alleanza, Separatisti, guerriglia, fronte partigiano. Uno di loro.
Luthen: Sono tutti la stessa cosa, o sbaglio?
Cassian: Per me si.
Luthen: Allora siamo d’accordo.
Cassian: No. Secondo me sono tutti inutili.
Luthen: Meglio sputargli nel cibo e rubare le loro chincaglierie.
Cassian: Meglio vivere. Meglio mangiare, dormire, fare quello che vuoi. Tu non mi conosci. Ho combattuto a Mimban quando avevo 16 anni. Per due anni. Uscito di prigione, dritto nel fango. Sono uno dei cinquanta sopravvissuti. E contro è saltato fuori, che combattevamo? Contro noi stessi. Quindi, per piacere…
Luthen: Sei stato sul campo a Mimban per sei mesi. All’inizio facevi il cuoco. Sei vivo perché sei scappato. Ma su una cosa hai ragione. L’Impero vi ha messi l’uno contro l’altro, perciò dovresti odiarlo ancora di più ed è così. Ho detto che ti conosco. So quello che vedo. So cosa mi dice la gente quando chiedo. Il resto lo immagino. Immagino il tuo odio. Immagino che non importa cosa dici a me o a te stesso, alla fine morirai combattendo quei bastardi. Perciò ora ti chiedo questo: Non preferisci dare tutto in una sola volta, per qualcosa di reale, che rimetterci un pezzo alla volta finché non resterà più niente? Non ho rischiato il culo per un’unità starpath. Sono venuto per te.
Cassian: Che cosa mi offri?
Luthen: Cinque giorni. Grande la posta, grande il pericolo. Una squadra preparata, un buon piano. Se sopravvivi e hai successo ti darò duecento mila.
Cassian: Che cosa dovremmo rubare?

Luthen: Gli stipendi trimestrali di un intero settore imperiale.

Partagaz: Che ci facciamo qui? Qual è il nostro scopo, Lagret? Rivolgo la domanda a tutti i presenti. Che cosa ci facciamo qui? Chi risponde?
Dedra Meero: Siamo qui per favorire obiettivi per la sicurezza raccogliendo informazioni, fornendo analisi utili, conducendo operazioni segrete efficaci, signore.
Partagaz: Molto bene, Dedra. Ha citato alla lettera la Dichiarazione d’intenti dell’ISB e ha sbagliato. La sicurezza è un’illusione. Vuole la sicurezza? Chiami la Marina. Invii un reggimento di truppe. Noi siamo operatori sanitari. Curiamo le malattie. Identifichiamo i sintomi. Individuiamo i germi, sia che provengano dall’interno sia che arrivino dall’esterno. Più impieghiamo per identificare un disturbo, più è difficile curare la malattia. Capisce cosa intendo, Lagret?

Luthen: Prendi questo.
Cassian: Che cos’è?
Luthen: E’ un anticipo. E’ un sigillo Kuati. Kyber blu. Pietra del cielo. Il mondo antico. Celebra la rivolta contro gli invasori Rakata. Non accettare meno di cinquanta mila per questo. Sappi che per me avrà sempre un valore enorme. Dovrai ridarmelo quando sarà tutto finito.
Cassian: Se sopravvivo.

Luthen: Siete vulnerabili, lo sai bene. Vi sto comprando un aiuto essenziale.
Vel: Che intendi con “comprare”?
Luthen: Lo sto pagando.
Vel: No.
Luthen: Duecento mila.
Vel: Mangiamo radici e dormiamo sui sassi per questa ribellione e ora hai preso un mercenario a bordo?

Mon: Non metterli seduti accanto a me.
Perrin: Ti ho dato il posto noioso a capotavola. Queste persone sono divertenti.
Mon: Ah si? Sono divertenti? Dovremmo invitare qualcuno di Ghorman e vedere quanto si divertono. I tuoi amici ieri hanno tagliato le loro corsie di navigazione. Sai quanta gente morirà di fame? Magari potremmo ridere di questo durante la terza portata?

Un uomo con un mantello grigio e cappuccio, in piedi vicino a un ruscello in un paesaggio naturale.

Episodio 5: L’ascia dimentica


“Syril, non incurvare le spalle. E’ in questo modo che ti mostri al mondo? Questo spiegherebbe tante cose. Essere un leader non è una cosa che puoi accendere e spegnere. Quando ti ricordi di stare seduto dritto, è già troppo tardi. Tanto vale mettersi addosso un cartello che dice “Prometto di deludervi”. E’ un peccato non esserci visti di più quando eri vigoroso. Avrei quel ricordo a cui aggrapparmi.”
(Eedy Karn)

“L’ascia dimentica, ma l’albero ricorda”
(Arvel Skeen)

“Ora dipendiamo dalla tecnologia imperiale, siamo vulnerabili. Ci sono tante cose che conoscevamo che ci hanno costretto a dimenticare, cose come la libertà”
(Karis Nemik)

Gruppo di persone in un paesaggio montano, ognuno con espressioni facciali serie, mentre osservano attentamente un obiettivo fuori campo.

Episodio 6: L’occhio

Nemik: Perché non mi calma, la mia fede? Io credo in qualcosa, perché sono irrequieto? Tu non credi in niente, e dormi come un sasso. Io scrivo quando non dormo. Ho scritto di te stanotte. Non di te nello specifico, non di “Clem”. Anche se presumo non sia il tuo vero nome, comunque. “Il ruolo dei mercenari nella lotta galattica per la libertà”. La mia conclusione è semplice. Le armi sono strumenti, coloro che le usano sono, per estensione, risorse funzionali da sfruttare a nostro vantaggio. L’Impero non ha un limite morale, perché non dovremmo cogliere ogni occasione possibile? Insegniamo loro quanto un’insurrezione sappia adattarsi.
Cassian: Beh, hai ragione a metà. L’Impero non gioca secondo le regole.
Nemik: E in che cosa mi sbaglio?
Cassian: A loro non importa imparare, non ne hanno bisogno. Tu non significhi nulla per loro.
Nemik: Magari domani cambieranno idea.
Cassian: Sta attento a ciò che desideri.
Nemik: Quindi per te non c’è speranza? Libertà? Indipendenza? Giustizia? Dovremmo sottometterci e ringraziarli? Prendere quello che ci danno?
Cassian: Ti sembro uno che vuole ringraziarli?

Un uomo seduto al comando di una navetta spaziale, con uno sguardo serio, mentre osserva attraverso il vetro panoramico che mostra un paesaggio cosmico.

Episodio 7: La mano dell’Impero

Avril Heert: Lei non è soddisfatta.
Dedra Meero: Stiamo solo facendo il loro gioco.
Avril Heert:Il gioco di chi?
Dedra Meero: Dei ribelli. E’ esattamente quello che vogliono. Stiamo gestendo l’accaduto su Aldhani come una rapina.
Avril Heert: Invece lei come lo considera?
Dedra Meero: Come una dichiarazione.

Luthen Rael: Hanno mai fabbricato un’arma che non sia stata usata? La rete è stata costruita, esiste. O cresce, o muore. Abbiamo aspettato abbastanza.
Mon Mothma: Ti rendi conto di che cosa hai messo in moto?
Luthen Rael: Era tempo anche per questo.
Mon Mothma: Palpatine ora non esiterà...
Luthen Rael: Esatto. Ci serve. Ci serve la paura. Una reazione esagerata.
Mon Mothma: Non puoi dire sul serio.
Luthen Rael: L’Impero ci soffoca così lentamente che iniziamo a non accorgercene. E’ l’ora di farli forzare la mano.
Mon Mothma: Delle persone soffriranno.
Luthen Rael: E’ questo il piano.

Mon Mothma: Ciò che vedi, ciò che la gente dice su di me è una immagine chiara, no? Sembro una senatrice gentile, a volte indecisa, che si batte senza successo per proteggere i benefattori separatisti, e combattere l’egemonia dell’Impero. Una seccatura, come l’hai severamente definita.
Tay Kolma: Ti ho fatta arrabbiare… io…
Mon Mothma: No, no. Mi hai liberata. E’ tutto il giorno che mi chiedo se posso confidarmi con te.
Tay Kolma: Io non capisco di cosa parli.
Mon Mothma: E’ una bugia. La Mon Mothma che la gente crede di conoscere è una bugia. Una copertura. Una facciata. L’ho imparato da Palpatine. Ti mostro il sasso che ho in mano e non ti accorgi del coltello alla gola.
Tay Kolma: Dove vuoi arrivare, Mon?
Mon Mothma: Il Gran Visir si è infiltrato nelle riunioni della mia coalizione separatista. Il mio autista è una spia dell’ISB e fa rapporto sui miei programmi umanitari segreti. Io so che mi sorvegliano, ed è ciò che voglio. Perché finche tutti pensano che sono una seccatura, non si accorgono di cosa faccio in realtà.
Tay Kolma: E cosa fai in realtà?
Mon Mothma: Raccolgo fondi. Devo accedere ai conti della mia famiglia. Fino a poco tempo fa potevo prelevare i fondi quando volevo. Ora, è differente. Ho bisogno che mi aiuti.
Tay Kolma: Raccogli fondi per che cosa?
Mon Mothma: Sto creando un’iniziativa benefica per Chandrila. Ti chiederò di esserne presidente. Comporterà delle visite qui su Coruscant. Sembrerà un’altra delle mie solite seccature filantropiche inutili. Ho vagliato tutte le alternative, sei la persona giusta.
Tay Kolma: Non hai risposto alla mia domanda.
Mon Mothma: E non lo farò. E’ meglio che tu non lo sappia. Forse troveresti le mie idee politiche un po’ forti per i tuoi gusti.

Un primo piano di una donna con i capelli corti e una maglietta chiara, che sorride mentre guarda qualcuno di fronte a lei.

Episodio 8: Narkina 5

Luthen Rael: Dobbiamo essere uniti, Saw. Qualunque sia l’idea di successo che abbiamo, nessuno di noi riuscirà a renderla reale da solo. Ci serve l’aiuto dell’Impero. Ci servono arrabbiati. Ci serve il loro pugno di ferro. L’oppressione genera ribellione. A Kreegyr serve supporto aereo.
Saw Gerrera: Non sono in vendita.
Luthen Rael: Pensaci, pensa a Spellhaus in fiamme. Nessuno di voi può riuscirci da solo. Ma insieme…
Saw Gerrera: Kreegyr è un separatista! Maya Pei è neorepubblicana. Il fronte Ghorman. L’Alleanza partigiana. I settoristi. I cultisti umani. I partizionisti della galassia. Sono persi! Tutti quanti, persi! Persi. Tu cosa sei, Luthen? Non l’ho mai saputo. Che cosa sei?
Luthen Rael: Sono un codardo. Sono un uomo che ha il terrore che il potere dell’Impero cresca a tal punto da non poter più far niente per fermarlo. Sono quello che dice “moriremo senza niente” per via delle nostre futili divergenze.
Saw Gerrera: Futili? Io qui sono l’unico che ha le idee chiare sugli obiettivi.
Luthen Rael: Beh, anarchia è un concetto seducente. Direi che è quasi un lusso per un uomo che si nasconde in una caverna fredda a implorare pezzi di ricambio.

Due uomini in tute spaziali bianche parlano in un ambiente di laboratorio futuristico con attrezzature tecnologiche sullo sfondo.

Episodio 9: Non ascolta nessuno

Mon Mothma: Che abbiamo fatto, Vel?
Vel Sartha: Abbiamo scelto da che parte stare. Stiamo combattendo contro l’oscurità. Stiamo dando un senso alle nostre vite.

Vista aerea di un'ampia sala con numerosi pod tecnologici disposti ordinatamente in file.

Episodio 10: Una via d’uscita

“Preferisco morire cercando di sconfiggerli, che morire dandogli quello che vogliono”
Cassian Andor

“Mi chiamo Kino Loy. Sono il responsabile del turno diurno al livello cinque. Vi sto parlando dal centro di comando sul livello otto. In questo momento abbiamo il controllo della struttura. Per quanto tempo resisteremo, fino a dove arriveremo, quanti di noi riusciranno a farcela, tutto questo adesso dipende da noi. Abbiamo disattivato tutti i pavimenti della struttura. Tutti i pavimenti sono freddi. Ovunque vi troviate adesso, alzatevi. Smettete di lavorare. Uscite dalle vostre celle. Prendete il controllo e cominciate a salire. Loro non hanno abbastanza guardie, e lo sanno. Se aspettiamo che se ne rendano conto sarà troppo tardi. Non avremo mai più un’occasione migliore di questa, e io preferisco morire cercando di sconfiggerli che dandogli quello che vogliono. Sappiamo che hanno fritto un centinaio di uomini al livello due. Sappiamo che loro stanno aumentando le nostre condanne col passare del tempo. Sappiamo che nessuno, fuori da qui, sa cosa sta succedendo. E adesso sappiamo che quando ci dicono che ci stanno rilasciando, in realtà veniamo trasferiti in qualche altra prigione dove moriremo. E tutto questo finisce oggi. Esiste un’unica via d’uscita. In questo momento l’edificio è nostro. Dovete correre, salire, ucciderli, dovete aiutarvi a vicenda. Se vede qualcuno confuso o che si è perso, continuate a farlo muovere finché non ci saremo lasciati questo posto alle spalle. Siamo in cinquemila. Se combattiamo anche solo la metà di come abbiamo lavorato saremo a casa molto presto. Un’unica via d’uscita! Una via d’uscita! Una via d’uscita!”
Kino Loy

Cassian Andor: Che ti succede?
Kino Loy: Non so nuotare.

Lonny Jung: Non posso più farlo. Sono padre adesso. Non immaginavo cosa si provasse.
Luthen Rael: Abbiamo fatto un giuramento.
Lonny Jung: Ti sto dando Dedra Meero. Ti sto dando Spellhaus. Ti avvertito di Ferrix. Onoro il giuramento! Mi sono fatto strada lì per sei anni. Sono salito di grado. Da solo!
Luthen Rael: Quindi, qual era il tuo piano? Portarmi un bel cesto di prelibatezze per dono di addio? Che pensavi di dire all’ISB?
Lonny Jung: Che non sto bene. La famiglia di mia moglie ha una ditta di importazioni.
Luthen Rael: Anche solo dicendolo, sai che è impossibile. Non possiamo lasciarti andare, sei indispensabile. Ti abbiamo addestrato troppo a lungo e, si, eri da solo. Ma la tua carriera ha tratto benefici dalle informazioni che ti abbiamo fornito. Informazioni che mi sono costate care. Tu ami tua figlia. Gli uomini di Kreegyr moriranno per garantirle di avere un padre. Se in trappola, Lonny. Non mi fa piacere dirlo. Ma non te ne andrai.
Lonny Jung: Il mio sacrificio, non significa niente, vero?
Luthen Rael: Ho detto che penso a te di continuo ed è vero. Il tuo impegno per la ribellione è epico. Una doppia vita, ogni giorno una messinscena. Sei stressato per questo? Ci servono degli eroi, Lonny. Ed eccoti qui.
Lonny Jung: E tu che cosa sacrifichi?
Luthen Rael: Calma. Gentilezza, affetti. Amore. Ho rinunciato alla pace interiore per rendere la mia mente un luogo pieno di ombre. Condivido i miei sogni con i fantasmi. Mi sveglio la mattina pensando alla scelta fatta quindici anni fa, per cui c’è un’unica conclusione. Sono dannato per quel che faccio. La mia rabbia, il mio ego, la mia riluttanza a sottomettermi, la mia brama di combattere. Mi hanno messo su una strada da cui non c’è via di scampo. Volevo essere un salvatore contro l’ingiustizia senza considerare il costo. E quando ho guardato giù, non c’era più terreno sotto ai miei piedi. Qual è il mio sacrificio? Sono condannato ad usare i metodi del mio nemico per sconfiggerlo. Brucio la mia integrità per il futuro di qualcun altro. Brucio la mia vita per far sorgere un’alba che so che non vedrò mai. E l’ego che ha iniziato questa battaglia non avrà mai uno specchio, un pubblico o un barlume di gratitudine. Quindi, che cosa sacrifico? Qualsiasi cosa!

Un uomo con i capelli grigi e arruffati, visibilmente preoccupato, indossa una divisa bianca con strisce arancioni, circondato da altre persone in divise simili in un ambiente grigio.

Episodio 11: Figlia di Ferrix

Brasso: Bee, è ora di andare.
B2EMO: Andare dove?
Brasso: A casa mia. Domattina lavoro.
B2EMO: Mi sto caricando.
Brasso: Sei lì da tutto il giorno. Mi prenderò il pomeriggio libero, torneremo domani. Lei non è qui, Bee. E’ nella pietra, adesso. Ci ha lasciati.
B2EMO: Posso aspettare, per sicurezza?
Brasso: Non posso lasciarti qui da solo. Lei non lo vorrebbe.
B2EMO: Potresti restare?
Brasso: Una notte.

Due donne in un ambiente elegante, una con un bicchiere in mano e l'altra con uno sguardo pensieroso.

Episodio 12: Lampi di Ribellione

“Mi chiamo Maarva Carassi Andor. E’ un onore essere qui davanti a voi. Sono onorata di essere una Figlia di Ferrix, e di essere degna della pietra. E’ strano, mi sembra quasi di vederla. Avevo sei anni, credo, quando toccai per la prima volta una pietra funeraria. Quando sentii la nostra musica, compresi la nostra storia, tenevo mia sorella per mano mentre tornavamo dalla piazza della fontana. Dove siete voi adesso. Sono stata più volte di quanto possa ricordare. Ho sempre voluto elevarmi. Ho sempre desiderato. Ho sempre atteso di essere ispirata. Ricordo ogni volta che è successo, ogni volta che i morti mi hanno elevata. Con la loro verità. E ora sono morta. E desidero elevare voi. Non per distinguermi o perché voglia essere ricordata. Ma perché voglio che voi andiate avanti. Voglio che Ferrix vada avanti. Nelle mie ultime ore è questo che mi conforta di più. Ma io temo per voi. Noi abbiamo dormito. Avevamo l’un l’altro, Ferrix, il nostro lavoro, le nostre giornate. Avevamo l’un l’altro e ci hanno lasciati in pace. Tenendo aperte le rotte commerciali, ci hanno lasciati in pace. Abbiamo preso il loro denaro e li abbiamo ignorati. Tenevamo i loro motori accesi e appena se ne sono andati, li abbiamo dimenticati. Perché avevamo l’un l’altro. Avevamo Ferrix. Però dormivamo. Io stessa dormivo. E ho voltato le spalle alla verità perché non volevo affrontarla. C’è una verità che non si rimarginerà al centro della galassia. C’è un’oscurità che sta penetrando come ruggine in ogni cosa attorno a noi. L’abbiamo lasciata crescere e ora è qui. Ed è qui, non più per farci visita, ma per restare. L’Impero è una malattia che prospera nell’oscurità, e non è mai così vivo come quando noi dormiamo. E’ facile per i morti dire di combattere, e forse è vero, forse combattere è inutile. Forse è troppo tardi. Ma vi dico questo: se potessi tornare indietro, mi sveglierei prima e combatterei questi bastardi, già dall’inizio. Combattete l’Impero!”
Maarva Andor

Cassian Andor: Sei venuto qui per uccidermi, è così?
Luthen Rael: Non lo rendi facile.
Cassian Andor: Lo è adesso.
Luthen Rael: Che gioco è questo?
Cassian Andor: Nessun gioco. Uccidimi. O prendimi con te.

Una folla di persone osserva un ologramma di una figura umana con capelli ricci e blu, in un ambiente futuristico.

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Tags: CitazioniSerieStar Wars: Andor
Vittorio Rubens Vese

Vittorio Rubens Vese

Fondatore di Star Wars Italia e admin di Star Wars Fans Italia, il più grande gruppo Facebook dei fan italiani di Star Wars. Appassionato del genere fantasy, è cresciuto tra gli universi di Star Wars e Tolkien. Laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi Aldo Moro di Bari con una tesi sul linguaggio d'odio nel fandom di Star Wars.

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