Oggi è raro sentire George Lucas commentare la trilogia sequel di Star Wars o lo stato attuale del franchise. Il creatore della saga ha venduto il franchise anche per non essere più considerato l’autorità assoluta su ogni sua evoluzione. A questo si aggiunge un secondo motivo: alcune sue dichiarazioni pubbliche, come la celebre definizione dei film come “figli” venduti a “trafficanti di schiavi bianchi” nell’intervista a Charlie Rose del 2015, gli sono costate polemiche e una successiva rettifica.
Nonostante questo, Lucas continua a offrire occasionalmente riflessioni sulla saga. Lo ha fatto in una recente intervista a A Rabbit’s Foot, mostrandosi sorprendentemente sincero sul proprio processo creativo. Nell’occasione, Lucas ha offerto anche una critica indiretta alla trilogia sequel, spiegando perché film come Star Wars: L’ascesa di Skywalker abbiano deluso pubblico e critica nonostante decenni di successo del franchise.

Lucas ha raccontato il ruolo avuto dagli amici registi nella nascita di Star Wars: «Avevo un gruppo di amici con cui sono andato a scuola: Marty Scorsese, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg. Eravamo studenti nello stesso periodo e ci conoscevamo molto bene. So quali sono i loro pregiudizi. Quando mostro loro un film e fanno dei commenti, so da dove vengono». Ha poi aggiunto una dichiarazione sorprendente: «Non mi piacciono i focus group».
Il motivo? «Il pubblico non sa cosa vuole vedere. Se non gli piace un personaggio, è interessante: da regista, voglio scoprire il perché. Ma quando gli studios lo sentono, interpretano il messaggio in modo sbagliato. Lasciano che sia il pubblico a fare il film. Ora è tutto basato su cosa pensano i fan». Per Lucas, questo approccio è sbagliato: «Non è così che si fa un film. Si fa un film trovando qualcuno che sa fare film, che ha una storia da raccontare ed è appassionato».
Lucas non cita mai apertamente Disney, ma la sua analisi sembra descrivere esattamente quanto accaduto con la trilogia sequel di Star Wars. Se Star Wars: Il risveglio della Forza era stato un reboot rassicurante, Star Wars: Gli ultimi Jedi aveva compiuto scelte creative più rischiose: Luke Skywalker trasformato in un eremita disilluso che getta via la spada laser, Rey ridotta a una “nessuno”, l’introduzione del personaggio Rose Tico. Di fronte alle proteste di parte del fandom, Disney ha richiamato il regista del primo capitolo per ridimensionare quelle scelte: ha ridato centralità alla spada laser di Luke, ha quasi eliminato Rose Tico e ha trasformato Rey nella nipote dell’Imperatore Palpatine.
Questo tentativo di accontentare i fan più critici non ha impedito a Star Wars: L’ascesa di Skywalker di essere considerato il film più debole della saga, allontanando molti spettatori. Da allora, i nuovi contenuti di Star Wars faticano a convincere pubblico e critica: lo dimostra anche il recente flop di The Mandalorian and Grogu, il primo film della saga uscito dopo L’ascesa di Skywalker.
Le parole di Lucas ricordano curiosamente le posizioni di Red Letter Media, canale YouTube noto per le recensioni severe della trilogia prequel. L’anno scorso, Mike Stoklasa, nei panni del personaggio Mr. Plinkett, aveva sostenuto che i fan di Star Wars spesso non sanno davvero cosa vogliono. Oggi è lo stesso creatore della saga a confermarlo. Il successo originale di Star Wars nasce da una visione precisa che Lucas non ha mai abbandonato, nonostante le proteste dei fan. Dopo la cessione del franchise, la crescente attenzione di Disney verso i focus group ha condizionato pesantemente lo sviluppo della trilogia sequel di Star Wars.












